intervallo

Leggerezza

 

Nei momenti in cui il regno dell’umano mi sembra condannato alla pesantezza, penso che dovrei volare come Perseo in un altro spazio. Non sto parlando di fughe nel sogno o nell’irrazionale. Voglio dire che devo cambiare il mio approccio, devo guardare il mondo con un’altra ottica, un’altra logica, altri metodi di conoscenza e di verifica. Le immagini di leggerezza che io cerco non devono lasciarsi dissolvere come sogni dalla realtà del presente e del futuro.

Italo Calvino “Lezioni americane”

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in viaggio

Homeward bound

 

Pesco, a caso, da “Novelle per un anno” di Pirandello, tre parole e le mischio per vedere che cosa succede. Forse le sporco un po’. Non importa. Le parole hanno spalle forti e non cambiano identità. Si cammuffano, forse, fanno finta, ti fanno credere…Hanno un innato senso del trasformismo, pur restando fedeli alla loro natura. Gioca con loro e ti faranno sognare.

Coscienza- Cuore- Carminilla. Buffo come comincino tutte con la C.

Coscienza, Cuore, parole care. Carminilla mi fa pensare a Felicilla. Che ci faccio? Una favola edificante come Esopo sapeva fare. Un referto medico. Il diario di bordo del cargo Coscienza e Cuore nella Baia di Carminilla dopo un violento fortunale. La storia di una donna che, in un pomeriggio di fine maggio, dentro un’auto parcheggiata a bordo strada, giocava con le parole per ritrovare la strada verso casa…Homeward bound.

blues

Io friggo

aidez les sauveteurs

Io friggo: quando mi metto in testa di  ampliare i miei orizzonti nautici e qualcosa si frappone. Friggo quando l’amica di una vita trova un life coach e io non capisco. Friggo quando  Santiago fa l’ormonauta e tutto gli sembra difficile. Friggo quando manca l’anima alle cose. Friggo quando mi manca mia madre da morire.  Friggo quando fuori piove e il mare è lontano. Io friggo. Friggo  anche quando il mare ha il colore del vino e il profumo della macchia. Friggo quando posso sognare con i disegni di nonno finalmente tra le mani. Friggo quando c’è festa e quando non c’è e la si deve inventare. Io friggo. E ogni volta che lo faccio, sfido apertamente chi dice che al forno è meglio. Io friggo perché friggere fa allegria.

 

blues

Spiegare non so

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C’è una canzone che mi piace davvero, che non smetto di ascoltare, che canto a squarciagola o sussurro tra me e me, che mi scuote come un turbine, mi fa planare in picchiata e riprendere quota senza sosta. La sento nello stomaco, mi smuove emozioni sopite, mi spinge alle lacrime, mi strugge di nostalgia.

Mi barcameno, schizofrenica, tra il pianto e la gioia incontrollabile, invischiata in una nostalgica sensazione di attesa. Cosa manca? Perché aspettare? E, soprattutto, nostalgia di cosa? Si può provare nostalgia per qualcosa che non è mai successo e di cui non conosci nemmeno la natura?

 

 

 

in viaggio

Upside down

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“Devo tornare sul mare, alla vita
delle balene e degli uccelli marini,
dove il vento è una lama tagliente;
e io chiedo solo un’allegra canzone
da un compagno ridente e un buon sonno
e un bel sogno
quando la lunga giocata è finita”

(John Mansfield “Febbre del Mare”)

in viaggio

Talassoterapia

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Lasciamo sempre qualcosa di noi quando ce ne andiamo da un posto. Rimaniamo lì anche una volta andati via. E ci sono cose di noi che possiamo ritrovare solo tornando in quei luoghi…(*)

Per tantissimi anni ho lasciato a casa dei nonni, nello stipetto del comodino, un paio di infradito bianche e rosse. Ogni estate, appena arrivata, le calzavo e puntualmente mi sorprendevo di quanto fossero scomode. Così le rimettevo al loro posto e non le toccavo più fino all’estate successiva. Era il rituale, nato per gioco,  con cui riprendevo da dove avevo lasciato l’anno prima, azzerando tutto quello che c’era stato in mezzo. Tutti conoscevano questa mia abitudine per cui nessuno mai si è azzardato a buttarle o a pensare di farlo. L’ho fatto io quando ormai i nonni non c’erano più  ma ancora oggi, quando ritorno, è la prima cosa a cui penso. Un sorriso complice che non posso trattenere e mi  ritrovo con la stessa aria incosciente e divertita di allora. Spalanco porte e finestre, apro gli armadi, metto in funzione il frigo, preparo i letti e con il sole e il sale e le vigne tutte intorno esplode, più forte che mai, la mia natura mediterranea.

*da “Treno di notte per Lisbona”

 

 

persone

Rose

 

Si chiama Rose. E’ minuta e asciutta con il volto solcato da rughe profonde come la sua voce. Ci accoglie con un sorriso, gli occhiali stretti in mano, il profumo del caffè. La stanza è invasa dalla luce e, piano, tiriamo fuori i lavori della settimana. Lei li osserva attentamente e non tarda a restituirci un sorriso compiaciuto o un rimprovero affettuoso. Ci guida, ci insegna e ci incoraggia, con passione, a lavorare sodo.

Sto per cimentarmi con un passaggio difficile; voglio riuscire a ottenere un ottimo risultato e sono preoccupata. Tergiverso. Senza tante cerimonie mi sollecita a incominciare. “Siediti e sbaglia pure tutte le volte che vuoi”.  C’è magia nelle sue parole. E’ come se avesse fatto un incantesimo. Non ho più paura, né ansia da prestazione, né fretta; solo voglia di provare, ricominciare, sperimentare.

Sbagliare rende felici. Dovremmo ricordarcene più spesso.

intervallo

La La…Love

paris

 

Yes, all we’re looking for is love from someone else
A rush
A glance
A touch
A dance

A look in somebody’s eyes
To light up the skies
To open the world and send it reeling
A voice that says, I’ll be here
And you’ll be alright

I don’t care if I know
Just where I will go
‘Cause all that I need is this crazy feeling
A rat-tat-tat on my heart