intervallo

Countdown

image

E nell’attesa…vagheggio, vaneggio, maneggio, fraseggio, solfeggio, gorgheggio, volteggio, tratteggio, cazzeggio.

 

Annunci
persone

S’alza il vento

image(1)

 

E’ ora di salpare.

Ci sono giornate che vanno così. Ti portano senza fatica fino al tramonto, se le lasci fare.

In programma avevamo qualche lavoro di piccola manutenzione, una rinfrescata generale di cuscini e interni, e un controllo del necessario in vista della partenza prossima. Non potevamo prevedere la richiesta di aiuto di un nostro vicino di ormeggio e nemmeno quello che ne sarebbe seguito.

Gieffe è un uomo alto, bianco di capelli, essenziale in infradito e pantaloncini rossi sbiaditi dal sale. Sorride, saluta cordiale e, se ti siedi con lui sotto gli alberi, ha sempre qualcosa da offrire: un racconto, una birra,  a volte una focaccia con le olive. C’è in lui una straordinaria attitudine alla lentezza, all’indugiare. Siede rivolto alla sua barca. Ne è follemente innamorato, come è innamorato dei mari che ha solcato, delle avventure che ha vissuto, delle persone che ha incontrato. E’ di quello che ti parla, dei volti che ha incrociato, della cordialità che conosciuto, del buon mangiare che ha gustato. Non ha bisogno di ingigantire le sue esperienze di navigazione o di eludere le sue debolezze e i suoi timori, come fanno troppi marinai, anche meno esperti di lui. Mi piace ascoltarlo mentre affondo la focaccia nella vaschetta di tzatziki. Ci informiamo su alcuni approdi che non abbiamo ancora sperimentato, dibattiamo sulla crisi della Grecia, filosofeggiamo sul senso della vita e della navigazione a vela. Il tavolino di fronte ha noi è una distesa di incarti vuoti. Che facciamo? Il sole sta calando, tra poco si riempirà di zanzare. “Perchè non venite una volta a veleggiare con me?”

S’alza il vento, andiamo a rimboccare le coperte al sole.

Uncategorized

Nostos

image

Sono venuta a cercarti.

In questa alba ho aspettato che il profumo della terra mi raggiungesse quando l’attracco era ancora lontano, laggiù. Lo facevamo insieme. Uscivamo sul ponte, intorpidite da una notte di mare e una giornata di terra. La tua trepidazione diventava la mia e un sorriso ti accendeva lo sguardo verso quello che doveva ancora essere. Un’attesa interminabile prima di sbarcare.

Poi la strada, quella lungo la costa, verso sud. Con il finestrino abbassato osservo la luce trasformare i colori nella campagna intorno. Sporgo la testa fuori. Ingoio a sorsate il profumo della macchia e del sale. Voglio che mi si riempiano il naso, la bocca, lo stomaco. Non riesco a parlare. Non c’è niente da dire.

Sotto la torre, vicino alla pineta. Sulla battigia a cercare gli occhi di Santa Lucia. Di fronte alle rocce di granito. Ti chiamo. Sei qui?

Tua sorella mi abbraccia. Mi guarda. Chiede di abbracciarmi ancora. E’ te che sta stringendo, ora. Ti ho trovata.

Io sono te e tu sei me.