blues

Io friggo

aidez les sauveteurs

Io friggo: quando mi metto in testa di  ampliare i miei orizzonti nautici e qualcosa si frappone. Friggo quando l’amica di una vita trova un life coach e io non capisco. Friggo quando  Santiago fa l’ormonauta e tutto gli sembra difficile. Friggo quando manca l’anima alle cose. Friggo quando mi manca mia madre da morire.  Friggo quando fuori piove e il mare è lontano. Io friggo. Friggo  anche quando il mare ha il colore del vino e il profumo della macchia. Friggo quando posso finalmente sognare con i disegni di nonno tra le mani. Friggo quando c’è festa e quando non c’è e la si deve inventare. Io friggo. E ogni volta che lo faccio, sfido apertamente chi dice che al forno è meglio. Io friggo perché friggere fa allegria.

 

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blues

Spiegare non so

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C’è una canzone che mi piace davvero, che non smetto di ascoltare, che canto a squarciagola o sussurro tra me e me, che mi scuote come un turbine, mi fa planare in picchiata e riprendere quota senza sosta. La sento nello stomaco, mi smuove emozioni sopite, mi spinge alle lacrime, mi strugge di nostalgia.

Mi barcameno, schizofrenica, tra il pianto e la gioia incontrollabile, invischiata in una nostalgica sensazione di attesa. Cosa manca? Perché aspettare? E, soprattutto, nostalgia di cosa? Si può provare nostalgia per qualcosa che non è mai successo e di cui non conosci nemmeno la natura?

 

 

 

in viaggio

Upside down

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“Devo tornare sul mare, alla vita
delle balene e degli uccelli marini,
dove il vento è una lama tagliente;
e io chiedo solo un’allegra canzone
da un compagno ridente e un buon sonno
e un bel sogno
quando la lunga giocata è finita”

(John Mansfield “Febbre del Mare”)

in viaggio

Talassoterapia

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Lasciamo sempre qualcosa di noi quando ce ne andiamo da un posto. Rimaniamo lì anche una volta andati via. E ci sono cose di noi che possiamo ritrovare solo tornando in quei luoghi…(*)

Per tantissimi anni ho lasciato a casa dei nonni, nello stipetto del comodino, un paio di infradito bianche e rosse. Ogni estate, appena arrivata, le calzavo e puntualmente mi sorprendevo di quanto fossero scomode. Così le rimettevo al loro posto e non le toccavo più fino all’estate successiva. Era il rituale, nato per gioco,  con cui riprendevo da dove avevo lasciato l’anno prima, azzerando tutto quello che c’era stato in mezzo. Tutti conoscevano questa mia abitudine per cui nessuno mai si è azzardato a buttarle o a pensare di farlo. L’ho fatto io quando ormai i nonni non c’erano più  ma ancora oggi, quando ritorno, è la prima cosa a cui penso. Un sorriso complice che non posso trattenere e mi  ritrovo con la stessa aria incosciente e divertita di allora. Spalanco porte e finestre, apro gli armadi, metto in funzione il frigo, preparo i letti e con il sole e il sale e le vigne tutte intorno esplode, più forte che mai, la mia natura mediterranea.

*da “Treno di notte per Lisbona”

 

 

persone

Rose

 

Si chiama Rose. E’ minuta e asciutta con il volto solcato da rughe profonde come la sua voce. Ci accoglie con un sorriso, gli occhiali stretti in mano, il profumo del caffè. La stanza è invasa dalla luce e, piano, tiriamo fuori i lavori della settimana. Lei li osserva attentamente e non tarda a restituirci un sorriso compiaciuto o un rimprovero affettuoso. Ci guida, ci insegna e ci incoraggia, con passione, a lavorare sodo.

Sto per cimentarmi con un passaggio difficile; voglio riuscire a ottenere un ottimo risultato e sono preoccupata. Tergiverso. Senza tante cerimonie mi sollecita a incominciare. “Siediti e sbaglia pure tutte le volte che vuoi”.  C’è magia nelle sue parole. E’ come se avesse fatto un incantesimo. Non ho più paura, né ansia da prestazione, né fretta; solo voglia di provare, ricominciare, sperimentare.

Sbagliare rende felici. Dovremmo ricordarcene più spesso.

intervallo

La La…Love

paris

 

Yes, all we’re looking for is love from someone else
A rush
A glance
A touch
A dance

A look in somebody’s eyes
To light up the skies
To open the world and send it reeling
A voice that says, I’ll be here
And you’ll be alright

I don’t care if I know
Just where I will go
‘Cause all that I need is this crazy feeling
A rat-tat-tat on my heart

persone

Islomania

mediterraneo

 

“….Ho trovato in un punto dei quaderni di Gideon la descrizione delle malattie che la scienza medica non ha ancora classificato; fra esse c’era l’islomania, descritta come una rara e sconosciuta pena dell’animo. Ci sono uomini, spiegava in questo caso Gideon, che ritengono in qualche modo le isole irresistibili; la conoscenza che riescono ad ottenere di qualcuna di esse, di questi piccoli mondi circondati dal mare, li colma di una indescrivibile ebbrezza….”

Predrag Matvejević citava questo passo di Durrell in “Mediterraneo. Un nuovo breviario”, confessando di averne sofferto anche lui e di continuare ad esserne affetto “di quando in quando”. Risfoglio, oggi, il volume e ricordo con affetto e ammirazione la sua semplicità complessa e invincibile.

in viaggio

Sogno o son desto?

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Parto a vele spiegate per una destinazione sconosciuta. Non mi proteggo dal freddo che colpisce il viso. Lo accolgo con sollievo. Non mi curo della fame e della sete. Non sono mai stata così piena di energie. Ho tutto da scoprire, da esplorare, da inventare. Mi scrollo di dosso la pesante coltre grigia che offuscava lo sguardo sul mondo, che gravava sulle spalle e rallentava i passi, che intimoriva i pensieri sul nascere. Indosso una pelle nuova che sto di giorno in giorno sperimentando e adattando al mio corpo. Mi sorprendo. Getto via ciò che è rotto e inutilizzabile. Mi sbarazzo dei carichi ingombranti. E mi gongolo osservando, dinnanzi, l’orizzonte ampio, sgombro, pieno di possibilità.