cooking cup

Cooking Cup #1

Cooking Cup, dicevamo. Lasciate che cominci a raccontarvi come stanno veramente le cose.

La prima volta che ne ho sentito parlare, mi trovavo a cena con delle amiche. Lo chef, un tipo alla Anthony Bourdain, intratteneva le presenti raccontando, con fare vagamente testosteronico, saporiti aneddoti sulla sua carriera. Ricordo ancora il momento in cui è spuntato fuori l’argomento. Stavo affrontando la cotenna croccante della sella di maialino da latte con composta di kumquat quando, la persona che avevo di fronte, da “semplice” chef sì è trasformata nientemeno che nel vincitore di una regata stravagante in cui si premiava l’equipaggio con il miglior tempo e il miglior piatto. Ok, respirate. Quello chef non poteva saperlo, ma si stava guadagnando tutta la mia incondizionata ammirazione. Senza nulla togliere alla sella di maiale, si intende. Avete idea di che cosa sia stare sotto coperta mentre sul pozzetto si divertono a fare il circo? Lo stomaco vi esce dagli occhi senza passare dal via! Ecco perché ho sempre cercato di limitare al massimo la mia permanenza là sotto, a meno che non fosse per starmene mollemente sdraiata a faccia in giù. Vi sembrerà impossibile, ma la passione per la vela e il mal di mare non sono tra loro incompatibili. No, no. Per buttarla in soap, è come amare qualcuno che però, a volte , vi fa soffrire. Tornando a noi, quella sera ero rimasta così affascinata dall’impresa da mettermi in testa che anche io avrei cominciato a percorrere il glorioso cammino dello chef sottocoperta. Una vera terapia d’urto, se ci pensate. Non sapevo ancora che il cammino, più che glorioso, sarebbe stato doloroso…

(continua)

Annunci