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Muro del suono

veliero

Ogni notte, meglio del canale 16, mia nonna, dalla sua camera da letto, trasmetteva a tutto volume il bollettino dei naviganti. Io, d’estate, dormivo nella stanza accanto alla sua. Resistevo fino al Medio Tirreno prima di alzarmi, andare da lei e stare lì a guardarla dormire della grossa, radio al massimo e abat-jour accesa. Non potevo spegnere la luce e, men che meno abbassare il volume; si sarebbe svegliata. Tornavo a letto, dall’altra parte della parete, e, unica testimone del suo quotidiano tributo ai marinai, fissavo il vuoto fino al Mare di Alborán.

Certe notti penso a voi, naviganti.

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persone · Uncategorized

Equilibri

briccola

 

Nella sala di yoga prima della lezione c’è silenzio e concentrazione. C’è chi comincia a scaldarsi i muscoli chi, invece, semplicemente si rilassa. La luce è rotonda e calda, la musica a basso volume e l’incenso consumato. Apparentemente tutto è calmo. Apparentemente, appunto. Solo la quiete prima della tempesta.
Le caramelle nel cestino vicino all’ingresso della sala sono finite e Ale, che ne ha assoluto bisogno, va avanti e indietro agitata. Ste finisce di aggiustarsi il nervo sciatico e suggerisce, tanto sottovoce quanto malignamente, di rubare la “devota offerta” che qualcuno ha fatto a “Budda”, un paio di metri più in là. Intervengo, zelante, per puntualizzare che non si tratta di Budda ma di Ganesh. Voglio dire, Ganesh è Ganesh e Budda è Budda. Almeno le basi, signore. Ne approfitto, poi, per instillare il germe del senso di colpa ridendo fino alle lacrime mentre mi sgranchisco l’anca e aspetto di vedere che succede.
Per un fugace istante il germe attecchisce ma poi miseramente perisce in un crescendo di ilarità e trambusto. Il danno è fatto, il furto compiuto. E ora?
Dove si butta la cartina? Urge occultare le prove! Sotto il tappetino? NOOOOOOOOO!!!! E se se ne accorgono? Seguono istanti concitati in cui Ale annaspa avanzando teorie fanta-metafisiche  per giustificare il gesto (tipo “Budda mi ha attirato verso la caramella”… ancora Budda? Non avevo detto Ganesh? GANESH) e la cartina finisce, sfacciatamente solitaria, nel cestino dove ci sarebbero dovute essere le caramelle.
Sia quel che sia, oramai la lezione sta per cominciare.
La colpevole spera che questo pasticciaccio non aggiunga sfiga a quella che ha già avuto questa settimana e azzarda “domani andiamo tutte e tre a farci lo spritz…E magari portiamo anche Budda”.

“Signori buongiorno, siete alla base del vostro tappetino. Alluci e talloni che si toccano…”
Ho ancora le lacrime e stento a mantenere l’ equilibrio.

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Nostos

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Sono venuta a cercarti.

In questa alba ho aspettato che il profumo della terra mi raggiungesse quando l’attracco era ancora lontano, laggiù. Lo facevamo insieme. Uscivamo sul ponte, intorpidite da una notte di mare e una giornata di terra. La tua trepidazione diventava la mia e un sorriso ti accendeva lo sguardo verso quello che doveva ancora essere. Un’attesa interminabile prima di sbarcare.

Poi la strada, quella lungo la costa, verso sud. Con il finestrino abbassato osservo la luce trasformare i colori nella campagna intorno. Sporgo la testa fuori. Ingoio a sorsate il profumo della macchia e del sale. Voglio che mi si riempiano il naso, la bocca, lo stomaco. Non riesco a parlare. Non c’è niente da dire.

Sotto la torre, vicino alla pineta. Sulla battigia a cercare gli occhi di Santa Lucia. Di fronte alle rocce di granito. Ti chiamo. Sei qui?

Tua sorella mi abbraccia. Mi guarda. Chiede di abbracciarmi ancora. E’ te che sta stringendo, ora. Ti ho trovata.

Io sono te e tu sei me.

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Finisterre

Point du Van – Baie des Trépassés

“Asocial, insociable, irrécuperable, le nomade ignore l’horloge et fonctionne au soleil ou aux étoiles…”
(M. Onfray Théorie du voyage)

Il vento è scaduto. Il sole va e viene e lo stesso fanno piovaschi e maree. Qui un giorno sembra durare un mese e noi, nomadi con il sole alto nel cielo alle nove di sera, non ci poniamo troppe questioni. A Manolo bastano un paio di infradito, un orizzonte da raggiungere e qualche bicchiere di sidro a fine
giornata; al giovane Holden una gallette bretonne con uovo e formaggio di capra a colazione e un buon progetto di cui parlare per tutto il giorno; a me l’odore del mare e una finestra con vista. Da otto giorni vaghiamo nel Finisterre, percorrendo a piedi i sentieri costieri o in bici quelli più
interni, perdendoci nella macchia, impantanandoci nei luoghi più remoti e facendo abbondante scorta di conchiglie e legnetti per importanti progetti artistici. Mentre vi scrivo Manolo si sta cimentando in una delle sue riparazioni acrobatiche (recentemente abbiamo imbarcato acqua dal tetto) e il giovane
Holden, in versione interior design, sta completando il progetto di una nostra casa con lago. Entrambe mi interrompono continuamente – vuoi per assistenza, vuoi per un parere- ma apprezzano i soprannomi che ho affibbiato loro. L’entropia nell’abitacolo non ha ancora raggiunto il picco massimo, ma
è solo questione di tempo. Le apparecchiature elettriche presto si scaricheranno e il frigo continuerà a non funzionare come ha sempre fatto. La lunga rotta continua…

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Every Time We Say Goodbye

Ci siamo. Quasi. L’equipaggio è in zona decompressione. Tra meno di 12 ore avrà inizio il lungo e , si spera, proficuo randagismo su strada e per mare. Un furgone da scassoni e uno sloop, opportunamente ripuliti e attrezzati, saranno  mi casa per le prossime tre settimane. Avete idea di che cosa sia cucinare, mangiare, dormire, e stipare tutto il necessario per tre persone, in una decina scarsa di mq? Ci vuole molta organizzazione e attitudine all’ordine! Tranquilli, non è il nostro caso. I primi due-tre giorni, di solito, sono quelli veramente critici: equipaggio ed equipaggiamento non hanno ancora trovato la propria collocazione ottimale, ci si guarda in cagnesco, l’aria si taglia a fette e, se ci fosse abbastanza spazio, volerebbero anche i coltelli. Passato il rodaggio, magicamente si aggiusta tutto. Qualsiasi collocazione ti faccia stare seduto o sdraiato e ti permetta di trovare quello che serve, dovessi pure ribaltare i gavoni da cima a fondo per trovare gli occhiali, diventa la “collocazione ottimale”. Il pavimento si trasforma in un insidioso percorso a ostacoli e ogni superficie libera in piano d’appoggio ideale per libri-fumetti-matite- penne o qualsiasi cosa dia impiccio. Quanto l’entropia prende il sopravvento e le azioni elementari si trasformano in imprese titaniche io, di solito, comincio a sviluppare delle manie ossessivo compulsive per l’igiene della toilette, a manifestare un atteggiamento di difesa, morbosamente eccessiva, del mio cuscino (e della mia faccia) dall’involontario calpestio notturno dei funamboli e a pretendere una sosta tecnica per ribaltare tutto e ridare forma a quel brodo primordiale. Ripristinato l’ordine e accesi degli incensi, il viaggio può riprendere sereno. Ma tutto questo, amici, deve ancora venire. Se l’internet mi assisterà, ovvero se riuscirò a scroccare una connessione di qualche tipo, avrete presto mie notizie. In caso contrario, spero di ritrovarvi, numerosi, al mio rientro.

À bientôt!